Il mare come “mondo parallelo”
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Il mare come “mondo parallelo”
C’è un momento, appena sotto la superficie, in cui la percezione cambia.
Il suono si attenua, i movimenti rallentano, il tempo sembra perdere la sua forma abituale. È qui che il mare smette di essere semplicemente un ambiente naturale e diventa qualcosa di diverso: un vero e proprio mondo parallelo.
Non è solo una metafora. Dal punto di vista sensoriale, fisico e mentale, l’ambiente subacqueo segue regole proprie, profondamente diverse da quelle della vita terrestre. Entrarvi significa attraversare una soglia invisibile, simile a varcare il confine tra due realtà.
Un universo con leggi diverse
Sott’acqua, la gravità sembra allentare la sua presa. Il corpo galleggia, si muove in tre dimensioni, perde il riferimento del sopra e del sotto. La luce cambia colore, il suono viaggia più veloce ma arriva ovattato, il campo visivo si restringe e allo stesso tempo si fa più intenso.
Il cervello, abituato a interpretare il mondo terrestre, deve ricalibrarsi. Ed è proprio questo adattamento che genera una sensazione unica: quella di trovarsi altrove, pur restando nello stesso pianeta.
Il tempo rallenta
Nel mondo sommerso il tempo non scorre come in superficie. I gesti diventano essenziali, i pensieri si semplificano. Che si tratti di immersione con autorespiratore o di apnea, l’attenzione si concentra sull’essenziale: respirare, muoversi, osservare.
Questo rallentamento produce uno stato mentale simile alla meditazione. Non è raro che subacquei e freediver descrivano l’immersione come uno spazio mentale di quiete profonda, in netto contrasto con il ritmo accelerato della vita quotidiana.
Un rapporto diverso con se stessi
Nel “mondo parallelo” del mare, non c’è spazio per maschere sociali o distrazioni. Il corpo comunica in modo diretto: attraverso il respiro, il battito cardiaco, le sensazioni. Ogni immersione diventa un dialogo intimo con se stessi.
Per questo molti subacquei parlano del mare come di un luogo di equilibrio, dove ritrovare lucidità e consapevolezza. Non si tratta di fuga, ma di un ritorno a uno stato più essenziale.
Ospiti, non padroni
A differenza del mondo terrestre, sott’acqua l’essere umano non è dominante. È un ospite temporaneo. Questa condizione cambia radicalmente il modo di osservare e interagire: si impara a muoversi con rispetto, a leggere l’ambiente, ad adattarsi senza forzare.
È anche da qui che nasce una maggiore sensibilità verso la tutela marina. Chi frequenta questo “mondo parallelo” sviluppa spesso un legame profondo con il mare e una responsabilità concreta verso la sua protezione.
Un’esperienza accessibile
Questo universo non è riservato a pochi. Attraverso percorsi graduali, sicuri e guidati, è possibile esplorarlo a ogni livello, sia in apnea che in subacquea, in contesti straordinari come Malta e Italia. Non conta quanto si scende, ma come si vive l’esperienza.
Tornare in superficie, ma diversi
Ogni immersione termina con una risalita. Ma qualcosa resta. Il mare, come ogni mondo parallelo, lascia un segno: una calma diversa, uno sguardo più attento, una percezione più profonda del presente. Ed è forse questo il suo potere più grande: permetterci di tornare in superficie un po’ cambiati.
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